Han, Kang - L'ora di greco

Ondine

Logopedista nei sogni
Questo romanzo è permeato da un'atmosfera ovattata, malinconica e poetica, le ultime pagine sono di una bellezza che mi ha affascinato!
E' la storia di due solitudini, di un uomo e di una donna di cui non sapremo mai i nomi perché entrambi hanno una storia passata che li ha fatti sentire e li fa sentire ancora oggi come due esseri che non hanno diritto di esistere in questo mondo. Lui e Lei camminano con le spalle curve, non vogliono occupare spazio. Lui è un insegnante di latino e greco che indossa lenti scure e che sta progressivamente perdendo la vista, è coreano e da piccolo ha vissuto in Germania sentendosi una straniero, da qui la sua decisione di tornare in Corea una volta adulto. Lei ha perso la voce a diciassette anni, per poi riacquistarla e poi perderla di nuovo dopo la sua separazione e dopo aver perso la custodia di suo figlio, il suo ex marito la considera una pazza e si è rivolto ai servizi sociali. E' una giornalista, si iscrive ad un corso serale di greco perché vuole andare all'origine del linguaggio e le piace scrivere poesie in greco. La accompagniamo mentre di notte passeggia per la città silenziosa e prende l'autobus mentre l'insegnante di greco prende il taxi per andare in accademia e tornare poi a casa. Si incontrano ogni giovedì sera in aula prima di iniziare la lezione e prima che arrivino gli altri tre studenti, si guardano a distanza, il professore fa un tentativo di comunicazione con il linguaggio dei segni ma capisce che la donna non è sordomuta, semplicemente non parla e a poco a poco la presenza silenziosa di Lei in aula diventa per Lui essenziale, tanto che cerca sempre di fermarsi, davanti la lavagna, in una posizione da cui possa vederla senza difficoltà. Una sera accade un evento imprevisto, un uccello entra in accademia mentre il professore sale le scale prima di entrare in aula e lo fa cadere, facendogli rompere gli occhiali. L'alunna lo sorregge, lo aiuta accompagnandolo a casa in taxi e rimanendo con lui. I due si parlano, il professore raccontandole la sua storia e facendole ogni tanto delle domande a cui la donna risponde formando parole sul palmo della mano di lui. Conosciamo la storia di entrambi attraverso i loro ricordi del passato e la scrittura dell'autrice qui è imprevedibile perché passa dai ricordi di Lui ai ricordi di Lei all'improvviso. La scena finale in cui loro due sono davanti la finestra è la scena più bella che io abbia mai letto. Sono molto felice di aver scoperto questo romanzo.
 

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Ondine è sempre bravissima a raccontare e sono contenta abbia presentato lei questo romanzo.
Io aggiungo solo che è un incontro di anime, che forse si aspettavano a vicenda da molto tempo, per completarsi e aiutarsi.
La scrittura è bellissima, poetica, struggente, diversa da quella usata ne La vegetariana; forse qui si comprende meglio la grandezza dell'autrice.
Consigliato
 

isola74

Lonely member
Con una scrittura poetica l'autrice descrive l' incontro tra due solitudini che forse, d'ora in avanti, riusciranno ad essere meno sole. E' evidente che la perdita di due tra le più importanti caratteristiche umane, la vista e la parola, sia allegorica: spesso nel mondo crudele in cui viviamo è necessario fermarsi, andare oltre, e cercare un codice che possa fare da tramite tra le nostre sensazioni più profonde e l'esterno. I due protagonisti si sono rifugiati nel greco antico.
Ci avete fatto caso che non conosciamo i loro nomi? forse per non "intrappolarli" in una parola sola? per superare le briglie del linguaggio?
Non so dire se mi sia piaciuto davvero. Sicuramente mi ha fatto riflettere.
Lo consiglierei? penso di sì ma senza troppo entusiasmo.
Diciamo che ancora una volta ho avuto la conferma che la letteratura orientale non fa per me
 
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