Elisabetta
New member
È un romanzo storico su una delle più controverse figure del XVI secolo, la regina Giovanna, ai più nota come Giovanna la Pazza, figlia dei re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando D’Aragona.
La narrazione parte dalla conquista di Granada, terra dei Mori, da parte dei re Cattolici, assetati di conquiste e irrispettosi delle religioni.
Con la caduta dei Mori, Nura, la figlia di uno dei più alti dignitari del califfo, viene scelta proprio da Giovanna come sua schiava personale e "ribattezzata" col nome cristiano di Francisca. Ed è proprio Nura/Francisca a raccontare la storia e la vita di Giovanna: le sue ribellioni al conformismo e alla corte, forse anche alla stessa religione cattolica, l'incontro e l'amore per il marito Filippo di Borgogna (soprannominato "il Bello") trasformato poi in una ossessione che la spingerà a portare con sé, nei suoi lunghi e numerosi spostamenti nel Regno, il cadavere del marito, cosa che verrà presa a pretesto per tacciare Giovanan di pazzia e rinchiuderla nel castello-Fortezza di Toedesillas per circa vent'anni, privandola non solo del suo diritto di governare ma anche dell'amore dei figli.
Di romanzi (e di film) sulla figura di Giovanna La Pazza ce ne sono tanti, ma l'originalità di questo romanzo della Assini è proprio quello di aver dato voce ad una schiava moresca, e quindi di aver raccontato (cosa che fa molto bene rivelando una buona conoscenza dei fatti sorici, degli usi e dei costumi dell'epoca, frutto sicuro di un approfondito studio di fonti storiche) la storia di questo controverso personaggio dal punto di vista dei vinti.
Ma Nura/Francisca nutre una sorta di amore e odio nei confronti della sua padrona: più donna che regina, Giovanna è stata segnata dalla solitudine e dalla sfortuna.
Nura/Francisca e Giovanna rappresentano la storia dei vinti e dei vincitori, le cui sorti spesso si confondono, guidate dalla mano imperscrutabile del destino.
Un libro avvincente, dalla lettura scorrevole e piacevole, dietro il quale si intravede la possibilità di riabilitare un personaggio che forse la storia ci ha fatto conoscere in un modo un po' distorto.
La narrazione parte dalla conquista di Granada, terra dei Mori, da parte dei re Cattolici, assetati di conquiste e irrispettosi delle religioni.
Con la caduta dei Mori, Nura, la figlia di uno dei più alti dignitari del califfo, viene scelta proprio da Giovanna come sua schiava personale e "ribattezzata" col nome cristiano di Francisca. Ed è proprio Nura/Francisca a raccontare la storia e la vita di Giovanna: le sue ribellioni al conformismo e alla corte, forse anche alla stessa religione cattolica, l'incontro e l'amore per il marito Filippo di Borgogna (soprannominato "il Bello") trasformato poi in una ossessione che la spingerà a portare con sé, nei suoi lunghi e numerosi spostamenti nel Regno, il cadavere del marito, cosa che verrà presa a pretesto per tacciare Giovanan di pazzia e rinchiuderla nel castello-Fortezza di Toedesillas per circa vent'anni, privandola non solo del suo diritto di governare ma anche dell'amore dei figli.
Di romanzi (e di film) sulla figura di Giovanna La Pazza ce ne sono tanti, ma l'originalità di questo romanzo della Assini è proprio quello di aver dato voce ad una schiava moresca, e quindi di aver raccontato (cosa che fa molto bene rivelando una buona conoscenza dei fatti sorici, degli usi e dei costumi dell'epoca, frutto sicuro di un approfondito studio di fonti storiche) la storia di questo controverso personaggio dal punto di vista dei vinti.
Ma Nura/Francisca nutre una sorta di amore e odio nei confronti della sua padrona: più donna che regina, Giovanna è stata segnata dalla solitudine e dalla sfortuna.
Nura/Francisca e Giovanna rappresentano la storia dei vinti e dei vincitori, le cui sorti spesso si confondono, guidate dalla mano imperscrutabile del destino.
Un libro avvincente, dalla lettura scorrevole e piacevole, dietro il quale si intravede la possibilità di riabilitare un personaggio che forse la storia ci ha fatto conoscere in un modo un po' distorto.